“Dio vi tratta come figli; e quale figlio non è corretto dal padre?”

La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di lunedì 12 febbraio 2018.

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Nella Prima Lettura di oggi, l’apostolo san Giacomo (1,1-11) ci ricorda che la nostra fede, quando viene messa alla prova, produce la pazienza affinché diventiamo perfetti e integri. “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove”, scrive Giacomo, un invito riprese fortemente da San Francesco d’Assisi.

San Giacomo ci incita a chiedere la sapienza a Dio, “con fede, senza esitare, perché chi esita somiglia all’onda del mare, mossa e agitata dal vento. Un uomo così non pensi di ricevere qualcosa dal Signore: è un indeciso, instabile in tutte le sue azioni”. “Non credere di essere saggio, temi il Signore e sta’ lontano dal male” e “il Signore corregge chi ama, come un padre il figlio prediletto”, ci ricorda la Prima Lettura dell’Ufficio delle Letture e il responsorio aggiunge: “Non rifiutare l’istruzione del Signore, non abbatterti quando ti castiga. Il Signore corregge chi gli è caro […] Dio vi tratta come figli; e quale figlio non è corretto dal padre?”.

“Non si deve desistere dal ricercare o dall’invocare la sapienza, mentre la si può trovare, mentre è vicina” – ci ricorda san Bernardo abate nel suo «Discorso De diversis», 15. Tuttavia, “colui che vuole scrutare la maestà divina è schiacciato dalla sua gloria”.

Così, nel Santo Vangelo, Nostro Signore Gesù Cristo, che possiede tutta la gloria e la potenza, si rifiuta di concedere un segno dal cielo a chi vuole metterlo alla prova: ha voluto manifestarsi sotto le umili spoglie di un uomo povero e crocifisso.

Possiamo avere l’abbondanza di sapienza e di prudenza in tre casi, ci ricorda san Bernardo: “se sulla bocca hai la confessione della tua iniquità, se hai il ringraziamento e il canto di lode, se infine hai anche una conversazione edificante”. Come hanno fatto i beati e i santi che si ricordano oggi: san Benedetto d’Aniane, il «primo grande padre del monachesimo di stripe germanica»; sant’Antonio Cauleas, patriarca di Costantinopoli che si adoperò con tutte le sue forze per consolidare la pace e l’unità della Chiesa; il vescovo san Melezio di Antiochia, ripetutamente cacciato in esilio per la fede nicena e morto mentre presiedeva il Primo Concilio Ecumenico di Costantinopoli; il martire san Damiano d’Africa; il vescovo di Albenga san Benedetto Revelli, il martire san Damiano di Roma, la beata badessa Ombelina, convertita dal fratello San Bernardo, abate di Chiaravalle; i beati Tommaso Hemmerford, Giacomo Fenn, Giovanni Nutter e Giovanni Munden, sacerdoti e martiri di Tyburn (Inghilterra) il 12 febbraio 1584; il pellegrino san Ludano; l’abate di san Solutore presso Torino san Goslino (Gozzelino); i famosi santi Martiri di Abitina, ai quali dobbiamo il celebre “non si può vivere senza celebrare il giorno del Signore”; il beato Paolo da Barletta, religioso Agostiniano; il beato Giorgio Haydock, sacerdote e martire.

*Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

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