Come possono degli educatori applaudire la cosiddetta “gestazione per altri”?

 

In occasione della festa della mamma, una docente di scuola primaria aveva rivolto gli auguri a quelle donne che si prestavano a portare avanti la cosiddetta “gestazione per altri”, accogliendo nel loro grembo l’ovulo (già fecondato) di un’altra donna al fine di portare a termine una “gravidanza solidale” e dare un bambino alle coppie omogenitoriali o a quelle che non riuscivano ad averne. Altre docenti, in quell’occasione, si unirono al coro degli auguri, qualificando l’iniziativa come segno eroico di un amore generoso e gratuito per la vita.

Io, invece, insegnante di quelle che ancora ardiscono desiderare il profumo della Scuola vera (quella autentica che fa sognare come il buon odore dei libri scolastici nuovi, come la fragranza dei grembiulini puliti e stirati con amore dalle mamme, come l’atmosfera resa incantata dall’attento ascolto degli allievi, come l’emozione causata da tante paia di occhioni che ti scrutano e ti interrogano), mi chiesi come potesse un’educatrice, davvero fiera di tal nome, plaudire ad una simile azione. Preferii tuttavia non esporre le mie opinioni per non affidarle a questo strumento mediatico che, talvolta, può diventare un virtuale ma pericoloso campo di battaglia.

Oggi, scorrendo fra le notizie, mi sono imbattuta in una foto ove erano ritratti due giovani uomini che accarezzavano il nudo pancione di una donna: costei era la madre di uno dei due e, dunque, anche nonna del bambino che da lì a poco avrebbe partorito e consegnato loro.

 

“E come potevamo noi cantare?” recitavano i versi di Salvatore Quasimodo…
E come possiamo noi tacere?
Come possiamo non provare angoscia per l’inganno che verrà sottilmente inoculato nella mente dei bambini quando, in classe, dovranno udire storielle commoventi con le quali si vorrà giustificare l’inconcepibile? Quando essi, in maniera suadente e menzognera, si sentiranno narrare che non si nasce solo dall’unione di una mamma e di un papà ma che vi possono essere altre infinite varianti? E questo si chiama Educare?
Se questa è Scuola…
E come non provare una pena infinita per il declino di una simile istituzione che pare giacere sotto un tale martellamento mediatico di immagini ed un persistente livellamento del pensiero e della criticità? Per una Scuola ormai contaminata dall’oscuramento della verità e oppressa dalla smania di cancellare i simboli della nostra identità?
Quale scienza, di grazia, l’ha autorizzata a stravolgere la narrazione scientifica, autentica, dell’origine della vita?
Mamme, docenti… ma davvero siamo stati tutti obnubilati e soggiogati dai tempi della menzogna?
E se faranno sorridere i tempi – ormai lontani – in cui si narrava la favola del bambino trovato sotto un cavolo o portato dalla cicogna, che reazione dovranno suscitare quelli attuali, di chiaro stampo orwelliano, in cui si potrà tranquillamente raccontare ad un bambino che sì, la sua vita è iniziata da un semino regalato da un gentile signore alle due mamme (o magari comperato su un catalogo di internet)? Potrà essere quel bimbo felice quando capirà di non conoscere la sua origine, il nome del papà, dei nonni, o di essere cresciuto nella pancia di una donna che, forse anche con dolore, appena nato lo ha affidato ad altri? E non soffrirà, non gli mancheranno quegli stimoli istintivi, quel legame viscerale, quelle sensazioni familiari vissute nella vita prenatale?
Quale trauma subirà quando non riconoscerà in altre persone estranee l’odore di colei che lo ha tenuto in grembo, quando avrà nostalgia della voce, del battito del cuore e del respiro che ha ascoltato per nove mesi?
Davvero questi sono considerati particolari di poco conto?

“…e dei dì che furono l’assalse il sovvenir…”

 

Queste e tante altre domande interrogano la mia coscienza ed ho ripensato con immensa nostalgia ai lavori realizzati dai miei alunni, sin dalla classe prima e poi in seconda, in terza… ho scavato nell’archivio dei ricordi catalogati (che custodisco gelosamente), dei quaderni avuti in dono da essi, ho riletto i loro libricini artigianali, le parole sublimi che scaturivano dal profondo del loro essere, la gratitudine commovente che provavano verso i genitori, il legame, l’emozione che sentivano ardere nel cuore ricostruendo la storia della loro vita attraverso ecografie, foto, oggetti e abitini, la nostalgia per quelle voci dei genitori che ricordavano di aver ascoltato già nel grembo materno, per le carezze ricevute quando erano ancora nel pancione, per i profumi che avevano annusato, per i loro sogni prima di nascere. Vi assicuro che è stata un’emozione fortissima, ne sono rimasta sconvolta perché le parole dei bambini, se autentiche, sono più che poesia: sono lirica meravigliosa. E sono Verità!
Poiché sono fermamente convinta che, oggi, gli unici che potrebbero fermare questo treno impazzito della scuola possano essere solo i genitori, vi allego qualche foto di alcuni dei lavori narrati… sono solo una piccolissima parte di libri inediti – perché artigianali – ma spero che possano illuminarvi…
E proprio a voi, Genitori, io rivolgo l’appello di chiedere, di esigere anzi, che a Scuola si torni ad insegnare la poesia, il senso, l’origine vera della Vita ai bambini…

 

Carissimi… fate presto, prima che si precipiti nel vuoto, in quel burrone del nichilismo dove vengono liquefatti tutti gli affetti ed i sentimenti umani. Quella che è in atto è una vera, terribile, rivoluzione antropologica – ancora sconosciuta a tanti – e si corre il rischio che venga percepita troppo tardi.
Non siate tra quanti restano inerti, incapaci di muovere un solo dito in difesa dei bambini: sono essi il futuro della società. E voi Docenti, non siate fra quanti (non tutti – per fortuna), nella scuola cedono ai dettami di una società impietosa e disumana, diventando promoters della menzogna e spacciando tutto ciò per progresso, civiltà, solidarietà.

Antonella Paniccia

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