Cineforum comunale estivo con film pieni di sesso e violenza, il parroco protesta

Don Giuseppe Nurra

Don Antonio Nuara

Don Antonio Nuara, settantenne parroco della Chiesa Maria Santissima Immacolata di Ribera (Arcidiocesi di Agrigento), chiesa che sorge nel quartiere San Antonino, a nord-ovest della cittadina, nel suo nucleo originario (la città è stata fondata dagli spagnoli nel 1635), è un prete “battagliero”, spesso aspramente critico verso taluni enti pubblici che non offrono i servizi che dovrebbero offrire ed è un ministro di Cristo vicino ai poveri e agli emarginati, in una cittadina che soffre di molti problemi, a cominciare dalla disoccupazione, fino ai rischi di emarginazione sociale.

Il sacerdote, qualche giorno fa, è intervenuto anche sul programma estivo approntato dall’Amministrazione Comunale. In una frazione balneare di Ribera, infatti, si sta svolgendo una rassegna cinematografica con molti film intrisi di sesso e violenza, alcuni vietati dalla legge ai minori di 14 anni. Don Nuara si chiede se, in un luogo pubblico, ciò «sia consentito proprio dalla legge. Ma un’Amministrazione che appronta un simile programma quale formazione morale vuole dei suoi cittadini? E non mi si venga poi a dire che sono “cattolici” e non si presentino alle celebrazioni con tanto di fascia. Cristo al Tempio ha usato la frusta; Don Camillo i calcioni nel …»

Il suo impegno quotidiano nel territorio di Ribera è notevole e negli ultimi giorni si sta battendo per due tematiche importanti. Il primo è il contrasto all’ideologia del gender. Scrive il sacerdote: «Da settembre in tutte le nostre scuole si dovrà insegnare la teoria del gender. Faccio perciò appello a tutti i genitori che hanno figli che frequentano la scuola di ogni ordine e grado, al fine di presentare richiesta alla scuola di “non avvalersi” di tale insegnamento. Hanno il dovere di accettare la richiesta, protocollarla e dare il numero di protocollo. Insistete se dicono che ancora non si sa niente. Intanto presentare la domanda, poi si vedrà. Che cosa è il gender? Col pretesto di educare gli alunni al rispetto degli altri, chiunque essi siano ( gay, lesbiche, ecc.) e di eliminare il bullismo (cosa giusta e doverosa) vogliono imporre una nuova e distorta visione dell’essere umano: abolire ogni distinzione di sesso e far passare il messaggio che tutto è lecito (niente perciò identità di persona, niente moralità). Così si vuole fare sapere agli studenti che cosa è la masturbazione precoce (0-4 anni), insegnare “la consapevolezza” dei propri diritti sessuali (4-6 anni); la masturbazione e l’autostimolazione, i metodi contraccettivi e le strategie per evitare la gravidanza e l’abuso. Gli alunni saranno invitati a scoprirsi vicendevolmente e conoscere e fare quanto dagli insegnanti verrà loro proposto. Dai 9 ai 12 anni gli alunni “devono” conoscere le dimensioni di pene-seno-vulva e come utilizzare i preservativi e il piacere che si ha con la masturbazione e l’orgasmo. Dai 12 ai 15 anni devono sapere riconoscere i segni della gravidanza, le leggi per il consenso dei rapporti sessuali, e come avere bambini su misura. Dai 15 anni in su, devono sapere che hanno diritto all’aborto e ad usare la pornografia. Naturalmente il tutto con esempi concreti tra di loro, opuscoli, giochi, video e tanto altro. Naturalmente scompaiono: la famiglia naturale maschio-femmina, scompare il matrimonio a vantaggio dell’unione di fatto e occasionale. I genitori che tengono alla buona formazione dei loro figli siano vigilanti».

Matteo Orlando

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