Calipari (Scienza e Vita): “Legge sul fine vita frutto della cultura della morte”

“Legge sul fine vita? Appartiene alla cultura della morte e dello scarto molte volte denunciate dal Papa.” lo dice in questa intervista a La Fede Quotidiana Maurizio Calipari, portavoce di Scienza e Vita.

Calipari, il presidente del medici cattolici Boscia ha bacchettato questa legge che secondo lui annulla o quasi il ruolo del medico, condivide?

“ Ha ragione. Con questa proposta, almeno per come oggi è formulata, il medico è un mero esecutore materiale della volontà pregressa del paziente. In pratica, si snatura  e perde significato la tradizionale alleanza medico- paziente. L’ operatore sanitario non ha più o quasi una partecipazione attiva in scienza e coscienza. Inoltre,  sempre secondo il testo della proposta di legge, non viene garantito al medico il diritto alla obiezione di coscienza”.

Esiste poi il problema non affatto secondario, di idratazione ed  alimentazione assimilate a trattamenti medici…

“ Non alimentare o non idratare il  paziente  equivale di fatto portarlo alla morte. Se la sospensione di alimentazione e idratazione  viene fatta con l’ intento specifico di anticipare la morte, certamente siamo nel campo di una eutanasia omissiva. Diverso sicuramente è il caso dll’ accanimento terapeutico”.

Cioè?

“ Parliamoci chiaro. Bisogna evitare l’ambiguità esistente tra la volontà di sopprimere la vita e l’accanimento terapeutico che la dottrina cattolica nega e avversa. Possiamo parlare di vero accanimento quando il paziente non ha più alcuna realistica speranza di sopravvivenza e allora bisogna evitare i trattamenti detti sproporzionati che non solo non servono a nulla, ma sono anche inappropriati. Tuttavia, questo non sia mai un alibi o giustificazione ad altre scelte di natura eutanasica”.

Prima le unioni civili, ora il fine vita. Ma non ci saranno problemi più urgenti?

“ Effettivamente sì. Penso che questa sia una iniziativa che parte da ben definiti intenti politici ed idelogici. Esistono altre emergenze sociali quali il lavoro, la povertà, la disoccupazione eppure pare che questa  del fine vita sia diventata una emergenza o quasi, non che sia irrilevante certamente”.

Da che cosa nasce questa proposta?

“ Da due filoni. La cultura della morte da un lato e quella dello scarto dall’altro , denunciata tante volte dal Papa. La cultura dello scarto tende a mettere  da parte, quasi con fastidio, il debole, il malato, chi non produce reddito e dunque apparentemente non serve. E’ bene  che soprattuto i laici facciano in tema, sentire la loro voce , senza strepiti ed urli”.

Bruno Volpe

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