Da calciatore professionista a prete: la storia di Patrick Kaesberg

A Paderborn, in Germania, qualche settimana fa hanno ricevuto l’ordinazione sacerdotale tre seminaristi del locale Seminario.

Il locale Arcivescovo, monsignor Hans-Josef Beckerha, ha officiato la celebrazione per il dono divino del sacramento degli ordini sacri, nella splendida cattedrale, imponendo le mani e pregando per tre giovani uomini, già diaconi: Sascha Heinrich (di Letmathe), Patrick Kaesberg (di Paderborn) e Daniel Wäschenbach (di Bielefeld).

In particolare Patrick Kaesberg da calciatore professionista è diventato prete, dopo aver resistito internamente alla chiamata per molto tempo.

Dalla sua prima comunione alla laurea ha servito la messa, ha spiegato Kaesberg, presso la parrocchia di San Martino a Schloß Neuhaus.

Nato nel 1986, dopo essersi diplomato al Gymnasium Schloß Neuhaus, dal 2006 al 2008 è stato calciatore a contratto a Darmstadt e Aquisgrana. Ha quindi conseguito una laurea in Economia aziendale presso l’Università di scienze applicate di Bergisch Gladbach. L’ex calciatore, dal 2012 al 2017 ha studiato teologia cattolica a Paderborn, Gerusalemme e Monaco, laureandosi e conseguendo un master in teologia.

Come diacono l’ex calciatore è stato impiegato nella sala pastorale “Am Phoenixsee” a Dortmund. Intervistato dai media tedeschi l’ex calciatore ha detto che intende il ministero sacerdotale come accompagnamento delle persone per aiutarle a trovare la loro strada verso una vita appagante in questo mondo e per cercare la vita eterna nel mondo a venire. “Come sacerdote”, ha spiegato Kaesberg, “è importante per me spiegare alla gente le basi della fede cattolica e condurle in luoghi dove è possibile incontrare Gesù Cristo”.

Adesso il neo sacerdote ex calciatore parla del calcio professionistico come un mondo a sé stante. “Molti sono pronti a spingere gli altri con i gomiti”, ha dichiarato. “Carriera, sesso, denaro e potere. Tutto questo è posto di fronte a te ma ho sentito che alla fine non mi avrebbe reso felice”.

Patrick Kaesberg aveva un solo obiettivo da studente: diventare un calciatore professionista. In gioventù giocò anche per Paderborn 07 e Arminia Bielefeld, competendo contro il Borussia Dortmund e lo Schalke 04. Fece poi il balzo da calciatore giocando a contratto con il Darmstadt 98. Ma il calcio e la fede sono sempre stati due mondi separati per Patrick Kaesberg.

I suoi compagni di squadra sapevano che era un credente e  che andava in chiesa, a volte deridendolo. “In ogni caso, Dio non ha molto a che fare con una squadra che vince o che perde. Ma attraverso il calcio – un settore in cui c’è sempre qualcuno che parla male – ha imparato a stare da solo e quindi con la sua fede.

“Sono un ragazzo che fa molte cose velocemente, attraversa la vita ad alta velocità e deve fare attenzione a non esagerare”, ha detto di se stesso Kaesberg. “Il fatto che la chiesa esista ancora è la più grande prova della prova di Dio”, menziona i molti incredibili fatti che non avrebbero mai portato la chiesa a due millenni di vita se non fosse un’istituzione divina. “Se la chiesa fosse un’impresa umana”, ha detto Kaesberg, “ci sarebbero stati motivi per presentare istanze di fallimento ogni secolo”.

Stagista universitario per un certo periodo a Città del Capo, in Sud Africa, andato a messa alle sette del mattino si sentiva a casa. “Celebrare sacramentalmente la stessa fede cattolica in tutto il mondo è una cosa incredibile”.

Mentre giocava a calcio a tempo pieno, sentiva sempre più spesso che Gesù bussava alla sua porta e lo chiamava al sacerdozio. La sua reazione era: “Bussa da qualche altra parte, ce ne sono abbastanza che puoi chiamare”. Ma alla fine degli studi universitari Kaesberg ha deciso di entrare nel seminario di Paderborn e adesso inizia il suo primo incarico come vicario nella rete pastorale Netpherland, nel distretto di Siegen-Wittgenstein.

Kaesberg non vede l’ora di celebrare le messe, di ascoltare le confessioni e di essere in grado di “lavorare correttamente”. “Se non credessimo che la salvezza sia operata attraverso i sacramenti, non avremmo bisogno di diventare sacerdoti”, ha spiegato Kaesberg.

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