Alex Zanotelli: “Bisogna evangelizzare anche in Italia, non solo in Africa”

Alex Zanotelli“Padre Di Bari fu un grande, luminoso esempio di chiesa in uscita. E’ morto per la fede e per aiutare i poveri”: lo dice don Alex Zanotelli, missionario comboniano a margine del un convegno sulla figura di don Di Bari, organizzato nella concattedrale di Barletta da don Ruggiero Caporusso. Il missionario di Barletta, don Di Bari, fu trucidato barbaramente in Uganda il primo ottobre del 2000.

Don Alex, ottobre è il mese delle missioni. Che cosa significa, oggi, “missione”?

“Oggi vogliamo intendere, e lo dice il Papa, una chiesa che sia vicina al mondo sofferente, dunque “in uscita”. La chiesa chiusa, barricata nella sacrestia, non ha alcun senso. Dobbiamo predicare il Vangelo a tutti, ma essendo credibili. Per fare questo, nostro compito è andare nelle strade, a Napoli come a Bari. E’ possibile evangelizzare anche qui, non solo in Africa”.

Che ruolo deve giocare il missionario?

“Ovviamente quello di instancabile evangelizzatore. Ma non basta. Occorre andare concretamente verso i bisogni  materiali di chi è in difficoltà, aiutando alla crescita professionale, cosa più difficile”.

La Puglia, come altre regioni del Sud, è interessata dal fenomeno migratorio, che cosa fare?

“I respingimenti sono una follia. Dobbiamo accogliere senza alcuna riserva, non solo chi fugge via da una guerra, ma anche chi cerca una vita migliore allontanandosi dalla fame. La fame e la disperazione sono una vera guerra. Del resto, l’Europa ha sfruttato i paesi africani ed è giusto che restituisca quanto ha preso. Oggi l’Europa è quella dei mercati e della finanza, poco attenta alle sorti dell’ uomo. In Puglia troviamo il grande esempio di don Tonino Bello che profeticamente seppe accogliere gli albanesi”.

E allora?

“La soluzione non è quella di bombardare gli scafisti col risultato di creare un altro mercato di camorristi ancor più redditizio per loro. Ma aprire, ed anche subito, corridoi umanitari. Qui, bisogna comprenderlo, o ci salviamo tutti assieme, o affoghiamo nella stessa maniera, noi e loro”.

Bruno Volpe

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