Alberto Zelger (Mevd): “In Italia una strategia per introdurre matrimoni gay ed eutanasia”

Alberto Zelger«Il nostro movimento nacque a Lourdes negli anni Sessanta, dall’incontro di alcuni medici cattolici e protestanti di alcune nazioni europee, che vollero condividere un progetto comune per la difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, e della dignità dell’uomo in tutti i suoi ambiti. Inizialmente prese il nome di “Unio Civium Europae Dignitatem Umanam Defendentium” (UCE) e favorì la nascita di sezioni locali dell’UCE in vari paesi europei. Nel 1995 si diede un nuovo statuto, assumendo l’attuale denominazione e aprendo le porte alla collaborazione di associazioni pro-life di Austria, Belgio, Germania, Italia, Repubblica Ceca e Svizzera; in seguito aderirono associazioni di Francia, Malta, Israele, Albania e Polonia. Il MEVD è una federazione di associazioni europee, cattoliche e protestanti, che operano in autonomia e si ritrovano nell’azione comune per particolari iniziative culturali e scientifiche, che spesso sfociano in petizioni alle istituzioni europee su temi di particolare rilevanza etica». Alberto Zelger, veronese, classe 1948, laureato in matematica, analista informatico, già consigliere provinciale di Verona dal 1999 al 2004 e attuale consigliere comunale della città scaligera, oltre ad essere la guida del locale Centro Culturale Nicolò Stenone, è il presidente del MEVD, il Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana. A lui, relativamente a quest’ultimo impegno, abbiamo sottoposto alcune domande.

Di cosa si occupa il Movimento Europeo per la Difesa della Vita e della Dignità Umana?

«Negli ultimi vent’anni abbiamo elaborato una trentina di documenti, abbinati a convegni in varie città europee (Augsburg, Berlino, Freiburg, Garda, Innsbruck, Parigi, Praga, Salisburgo, Strasburgo, Verona e Vienna) e quasi sempre confluiti in altrettante petizioni al Parlamento europeo, sui seguenti argomenti: statuto giuridico dell’embrione umano, pillola RU486, difesa della famiglia naturale fondata sul matrimonio tra maschio e femmina, pornografia, uso di droghe, lavoro minorile, prostituzione, clonazione umana, eutanasia, educazione sessuale e teoria del gender, diritto dei genitori di educare i figli secondo i propri principi morali e religiosi, eccetera. Tutte le petizioni sono state dichiarate ammissibili e consegnate alle commissioni competenti. Riprendendo le petizioni sulla prostituzione, sulla dignità della donna e sulla difesa dei minori nei media, il Parlamento europeo, ha discusso e approvato altrettante raccomandazioni per gli Stati membri. È opinione condivisa che queste petizioni, anche se vengono raramente diffuse dai media, contribuiscano a “fare cultura” nei diversi organismi dell’Unione Europea. Siamo anche tra le associazioni fondatrici della Marcia nazionale per la Vita, che si svolge ogni anno a Roma nel mese di maggio».

Può spiegarci qual è la strategia che viene attuata in Italia per introdurre i matrimoni gay e l’eutanasia?

«Il discorso è complesso. In Italia, come in altri paesi, le lobby internazionali hanno adottato la strategia dei piccoli passi, iniziando col separare l’atto coniugale dalla procreazione (pillole degli anni ’60), suggerire il divorzio contro la violenza domestica, proporre l’aborto solo nei casi pietosi e la fecondazione omologa per le coppie sterili; ben sapendo che presto sarebbe arrivato il divorzio lampo, l’aborto di massa, la fecondazione eterologa, e così via. Ora abbiamo la sfida del gender, abbinata alle unioni omosessuali e al testamento biologico, che conduce all’eutanasia».

Come è possibile tutto ciò?

«Con il bombardamento mediatico dei media, controllati da poche persone, e con la magistratura creativa, che non si fa scrupolo di fare e disfare le leggi del Parlamento, come è successo con la legge 40 sulla fecondazione artificiale. Ma abbiamo anche noi le nostre colpe; come diceva Benedetto XVI: “Vedete, Pietro dorme, Giuda è sveglio. Questa è una cosa che ci fa pensare: la sonnolenza dei buoni. .. il problema grande del nostro tempo non sono le forze negative, è la sonnolenza dei buoni …”».

Come si può contrastare l’aborto in Italia? Quali sono gli ultimi dati su questi omicidi di massa?

«Qualcuno spinge per indire un nuovo referendum abrogativo della legge 194, ma non credo che sia la soluzione, perché l’opinione pubblica non è pronta: molti non andrebbero a votare (anche tanti “cattolici adulti”) facendo mancare il quorum e si aprirebbe uno scontro frontale, basato più sulla logica di schieramento che su motivazioni razionali, che purtroppo non fanno ancora parte del patrimonio culturale della gente comune. Sarebbe una sconfitta, che impedirebbe di ripetere il tentativo nei prossimi 5 anni (così dispone la legge sui referendum). Prima dobbiamo preparare il terreno, seminare cultura, organizzare conferenze, dibattiti, marce per la vita, mostre itineranti, facendo leva sulla ragione più che sulla fede, perché la vita riguarda tutti, anche se per i credenti ha un valore ancora maggiore. La battaglia si può vincere, ma dobbiamo darci da fare e pregare tanto, perché – come dice Gesù – “senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). Negli Stati Uniti ci sono voluti più di 40 anni di convegni, dibattiti, veglie di preghiera e marce per la vita (in gennaio a Washington hanno sfilato 500.000 persone), per invertire la tendenza, e da qualche anno sembra proprio che la maggioranza degli americani sia diventata contraria all’aborto; non così i poteri forti. Il recente scandalo della Planned Parenthood (vendeva gli organi dei bimbi abortiti) è forse la buccia di banana, che la Misericordia di Dio ha posto sotto i piedi degli abortisti, per far riflettere l’America e il mondo intero; da noi la notizia è stata oscurata. Per quanto riguarda il numero degli aborti in Italia, l’ultimo dato del Ministero della Salute evidenzia 102.644 aborti chirurgici nel 2013. Negli anni precedenti erano un po’ di più: 107.192 nel 2012, 132.790 nel 2005, eccetera; ma la diminuzione numerica dal 1982 in poi è solo apparente. Infatti, da quell’anno è iniziata una straordinaria campagna in favore di vari tipi di contraccettivi e di pillole abortive, che hanno limitato il numero degli aborti presso ospedali e cliniche; siamo tornati all’aborto casalingo: quello che la legge 194 avrebbe dovuto contrastare. Basti pensare che nel 2012 sono state vendute circa 400.000 confezioni di “pillole del giorno dopo”, e che quel numero aumenta ogni anno. Qualcuno ha calcolato fino a due milioni di aborti all’anno: 110.000 aborti ufficiali, centinaia di migliaia di vittime della Norlevo, della pillola dei 5 giorni dopo, della ru486 e di altre forme di aborto chimico, 140.000 aborti con tecnica fivet (autorizzata e finanziata dalla legge 40/2004), 16.000 che dalla stessa legge vengono congelati, 850.000 per l’uso della spirale, 220.000 con la pillola EP».

Ci riassume, in poche parole, la questione gender?

«Come dice papa Francesco, la teoria del gender è uno “sbaglio della mente umana”, perché sostiene che possiamo scegliere di essere uomini o donne a seconda del nostro desiderio e a prescindere dal dato biologico. Per questo considera le seguenti variabili: l’identità biologica, l’identità di genere, il ruolo di genere e l’orientamento di genere. In altre parole io potrei essere uomo per via dei cromosomi XY (identità biologica), sentirmi donna (identità di genere), comportarmi pubblicamente da uomo (ruolo di genere) e sentirmi attratto sessualmente dagli uomini (orientamento di genere). E le mie scelte possono anche cambiare nel tempo, al punto che Facebook negli Stati Uniti riconosce ben 53 generi diversi. Se lo desidero poi, anche la legge italiana autorizza il “cambiamento di sesso” (fittizio, perché è pura illusione) mediante intervento chirurgico e con la somministrazione di ormoni. Il discorso ovviamente è più complesso e non è possibile riassumerlo in poche righe».

Quali sono le battaglie del movimento relativamente alla fecondazione artificiale?

«L’art.2 del nostro statuto prevede la difesa della vita fin dal concepimento e la contrarietà alla manipolazione genetica. Sulla base di questi principi abbiamo già inviato due petizioni al Parlamento europeo (l’ultima nel 2015) sul riconoscimento giuridico dell’embrione umano. È la premessa indispensabile per ribadire che i figli non possono nascere in laboratorio. Non abbiamo ancora affrontato il problema della PMA (procreazione medicalmente assistita) omologa ed eterologa e dell’utero in affitto, ma credo che lo faremo nei prossimi mesi».

Quali sono le altre tematiche etiche sulle quali si batte il Movimento?

«Riassumo le finalità del nostro statuto: difesa dell’embrione fin dal concepimento, contrarietà a qualsiasi sperimentazione genetica non avente come obiettivo il benessere della vita umana; difesa e promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; prevenzione dell’AIDS e dell’uso di sostanze stupefacenti; difesa dei minori e prevenzione di ogni violenza nei loro confronti: pedofilia, spettacoli di violenza e sesso, pubblicazioni oscene e violenza domestica; contro la pornografia e le scene di violenza trasmesse dai mass-media; difesa della dignità della donna, contro il suo uso strumentale nella pubblicità e nello spettacolo; promozione di iniziative per aiutare le ragazze madri e le famiglie con figli disabili. Su questi temi abbiamo trovato la condivisione di molte associazioni europee cattoliche e protestanti (era il 1997). Non è comunque escluso che, di fronte alle nuove sfide della biotecnologia, le associazioni aderenti al MEVD non decidano di ampliare le finalità statutarie, riportate all’art.2».

Matteo Orlando

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  1. Elio

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