Giuliva Di Berardino: “la tenerezza è il fondamento dell’autorità del buon pastore”

La teologa Giuliva Di Berardino* commenta (in versione testuale e audio) il Vangelo del giorno.
Ecco l’audio

Ecco il testo

IL VANGELO DEL GIORNO: domenica 12 Maggio 2019
Quarta domenica di Pasqua

Oggi è la domenica chiamata “del buon pastore” e, in questa quarta domenica del Tempo di Pasqua, tutta la Chiesa prega per le vocazioni. Quella del pastore è un’immagine che Gesù usa per farci comprendere come Dio si prende cura di ogni creatura, come nostra fragilità è curata da Lui attraverso la Sua tenerezza e la Sua particolare attenzione per ciascuno di noi. Questa tenerezza, questa cura è anche l’autorità di Dio su tutto l’universo. Ai tempi di Gesù come oggi, i pastori sanno vegliare sul loro gregge, sanno difenderlo, sanno giudarlo. Quella del pastore buono, che nel senso biblico può essere indicato anche come bello perché kaloV in greco esprime entrambi i significati, è l’immagine della tenerezza di Dio, che non è fine a se stessa, ma è ciò che ci fa crescere, ciò che ci nobilita e che ci dona autorità. Il pastore, dunque, è colui che fa crescere le sue pecore, che le rende capaci di seguire il pastore. Il vangelo ce lo conferma: non è scritto che il pastore comanda le pecore e queste le obbediscono, ma è scritto che il pastore le “conosce”, e per questo viene seguito dalle pecore, perché l’autorità del pastore buono passa attraverso la conoscenza intima e profonda delle sue pecore, una conoscenza che, si capisce bene, non è basata solo sull’intelligenza, ma nemmeno solo sull’istinto! La conoscenza di cui parla Gesù, questa conoscenza che il pastore buono ha per le sue pecore, è una conoscenza profonda, che fonda la vita, è qualcosa di simile alla relazione affettiva che può esserci tra una madre e il suo bambino. In questa tenerezza c’è il fondamento dell’autorità che nel Vangelo viene proposto nell’immagine del pastore. Ma l’immagine del buon pastore non è un’immagine solo evangelica, nella tradizione biblica è abbastanza diffusa, soprattutto nella preghiera. Ricordiamo il salmo 23 attribuito al re Davide, re scelto da Dio, unto dal profeta Samuele. Davide, lui stesso pastore, già molto prima di diventare re, canta a Dio queste parole: “Il Signore è il mio pastore, nulla mi manca, in pascoli erbosi mi fa camminare, mi conduce ad acque tranquille“. Ecco, oggi cantiamo anche noi l’autorità di Dio sulle nostre vite, cantiamo la Sua tenerezza di pastore buono, che ha il coraggio di difenderci contro il male, così come il pastore difende le sue pecore contro i lupi. Il pastore buono sa tenere unite le pecore perché ama ciascuna di loro, tanto che esse non possono disperdersi. Oggi, in questa quarta domenica di pasqua, allora, meditiamo quanto Dio ami talmente il suo gregge da donare la sua vita, da consegnare a noi il suo modo di amare, perchè anche noi possiamo essere autorevoli, forti e coraggiosi amabili, come Lui. E’ così: anche a ciascuno di noi riceve da Dio un piccolo gregge: la famiglia, i colleghi, i vicini di casa, gli amici e tutti quelli che si af­fidano a noi. E quando cominciamo ad avvertire nel cuore una certa amabilità che cresce dentro di noi, che non viene da noi, ma che agisce anche attraverso di noi, quando sentiamo dilatare in noi e attraverso di noi l’amabilità autorevole del Pastore, allora viviamo la nostra vocazione e generiamo vocazioni. Sì, perché siamo resi così amabili da essere sia buoni che belli, anche senza che ce ne accorgiamo! E’ l’amabilità e la bontà di Cristo Pastore che ci attira a Lui e attira tanti altri a Lui, attraverso di noi! Allora oggi facciamo nostre le esortazioni del santo Papa Gregorio Magno:”Domandatevi, fratelli carissimi,– scrive il papa- se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche quella dell’amore.” Buona quarta domenica di Pasqua, tra le braccia del “buon pastore“!

Gv 10, 27-30

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola».

* Giuliva Di Berardino è insegnante di Religione Cattolica nella scuola pubblica. Laureata in Lettere Classiche a Roma, ha poi conseguito il Baccellierato in teologia presso la Pontificia Università Antonianum di Roma e la Licenza in teologia liturgica presso l’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Attualmente è dottoranda nello stesso Istituto. Consacrata nell’Ordo Virginum della diocesi di Verona, mette a servizio della Chiesa la sua esperienza nella danza biblica e nella preghiera giudaico-cristiana guidando laboratori di danza e preghiera, dedicandosi all’evangelizzazione di strada e all’accompagnamento dei giovani. In seguito ai diversi interventi sulla teologia del corpo e della danza e ai numerosi laboratori svolti in Italia e in Europa, di recente ha pubblicato il libro “Danzare la Misericordia”, ed. dell’Immacolata, in cui descrive una vera e propria spiritualità della danza di lode, a partire dalla Bibbia. E’ anche pedagogista del movimento e guida di esercizi spirituali per giovani, religiosi e laici. E’ autrice di un blog dal titolo “Teologia e danza, Liturgia e vita” in cui condivide ogni giorno la meditazione del Vangelo nella rubrica “La Parola danza la vita”.
Per contattare la teologa Di Berardino scrivere a: giuliva.diberardino@gmail.com

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