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La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di oggi, 20 Febbraio 2018.

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La Liturgia di mercoledi 21 Febbraio 2018, mercoledì della I settimana di Quaresima ci propone un insegnamento particolare di Nostro Signore Gesù Cristo. Di fronte ai giudei che da lui reclamano un segno, Gesù proclama che il solo segno che deve essere il sostegno estremo di tutti coloro che credono in lui è la sua passione, morte e risurrezione. San Luca (11,29-32) ci riporta le parole di Gesù: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». L’episodio è riportato nella prima lettura tratta dal libro del profeta Giona (3,1-10), cioè i Niniviti che si convertirono dalla loro condotta malvagia («credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli […] Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece»).

Oggi tanti uomini sono tentati dall’ateismo, dall’indifferenza religiosa, dall’abbandono della pratica religiosa e dal vive in situazioni irregolari. Anche per tali motivi non cercano con cuore sincero Dio. Eppure la Santissima Trinità ha dato al mondo un segno grande: la Chiesa, maestra di verità, che accompagna con la luce di Cristo il cammino dell’uomo verso Dio.

Attraverso i sacramenti della riconciliazione e della Santa Eucaristia, che superano infinitamente la grandezza di Giona e di Salomone, è possibile scuoterci dal nostro torpore spirituale e comprendere fortemente l’urgenza della conversione, l’abbandonando di ogni opera malvagia, la circoncisione del cuore, come ci dice oggi il vescovo Afraate nella sua “Dimostrazione 11 sulla circoncisione”. «Dio, nelle diverse generazioni, stabilì delle leggi, che furono valide fino a che gli piacque, e poi andarono in disuso come dice l’Apostolo: In passato il regno di Dio assunse forme diverse nei diversi tempi. Tuttavia il nostro Dio è veritiero, e i suoi precetti sono fermissimi: e qualunque patto, nel suo tempo, fu mantenuto fermo e vero, e coloro che sono circoncisi nel cuore hanno la vita per la nuova circoncisione che si opera nel Giordano cioè nel battesimo ricevuto per la remissione dei peccati. […] Gesù nostro Salvatore, fa di nuovo circoncidere con la circoncisione del cuore le genti che hanno creduto in lui, e che furono lavate nel battesimo e circoncise con la spada, che è la parola di Dio, più tagliente di una spada a doppio taglio […] Gesù nostro Signore, promise la terra della vita a tutti coloro che hanno passato il vero Giordano e hanno creduto e furono circoncisi nell’intimo del loro cuore».

Così è accaduto ai beati (Maria Enrichetta Dominici, Tommaso Pormort, Natale Pinot, Claudio Di Portacieli   Cardinale, Baldassarre, Antonio ed Ignazio Uchibori, fratelli giapponesi martiri) e ai santi (Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa, Germano, Randoaldo, Roberto Southwell, Eleonora, Paterio di Brescia, Felice I di Metz, Eustazio di Antiochia, Pipino di Landen) ricordati oggi.

*Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

 

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