Il 5 ottobre a Roma si rilancia il Cristocentrismo

 

Si preannuncia una giornata infuocata (nel senso spirituale del termine) quella di sabato 5 ottobre 2019. A Roma, nei pressi del Vaticano, sono programmate tre diverse iniziative che intendono
sovvertire il paradigma, tanto in auge negli ultimi tempi, dove l’uomo ha preso il posto di Dio. Contro l’antropocentrismo imperante i fedeli cattolici si batteranno per restituire a Gesù Cristo ciò che gli compete, cioè la regalità sul mondo, e per rilanciare quindi il
cristocentrismo.
Una prima iniziativa intende fare riflettere su una tematica
particolarmente attuale, la protezione dell’ambiente, e in particolare quella legata all’Amazzonia.
L’Istituto Plinio Corrêa de Oliveira ha organizzato il Convegno Internazionale “Amazzonia: la posta in gioco”, che si terrà dalle 9,30
del mattino al tardo pomeriggio presso l’hotel Quirinale di via Nazionale.
Nella sessione del mattino Bertrand d’Orleans e Braganza cercherà di
spiegare perché piuttosto che portare il Vangelo agli indios si preferisce adattarsi alle credenze tribali.
Jonas Macuxí de Souza spiegherà perché gli stessi indios non desiderano conservare  il loro stato primitivo.
Luiz Carlos Molion spiegherà perché non è il bacino amazzonico a
produrre le conseguenze ambientali planetarie denunciate dai media
Nella sessione pomeridiana James Bascom spiegherà perché “il verde” è
il nuovo comunismo, cioè l’ecologismo è l’erede della lotta di classe preconizzata da Marx che vuole trasformare radicalmente la civiltà occidentale in una società tribale.
I professori italiani Stefano Fontana e Roberto de Mattei spiegheranno rispettivamente perché le sorgenti del paradigma amazzonico non si
trovano sulle Ande ma nel Reno e perché i documenti preparatori del prossimo Sinodo sull’Amazzonia aprono la strada a un rapporto
panteista uomo-natura ed a una religione neopagana.
Infine José Antonio Ureta parlerà di una certa teologia che vuole fornire un “volto amazzonico” alla Chiesa per tendere ad un modello
tribalista per la società futura.
Un gruppo di centinaia di cattolici, laici e consacrati, sempre il 5 ottobre, si riuniranno il più possibile vicino alla tomba di San
Pietro (a partire dalle ore 14.30, in largo Giovanni XXIII, a pochi passi da via della Conciliazione), dove i papi, con poche eccezioni,
hanno sempre voluto risiedere, per chiedere a Dio ben dieci grazie:
1) che cessino gli scandali sessuali ed economici che deturpano il volto della Chiesa e che gli ecclesiastici coinvolti in detti scandali
non siano promossi a posizioni di comando ma al contrario rimossi ed
invitati al pentimento;
2) che non venga adulterato il depositum fidei, di cui nessuno, nella Chiesa di Cristo, neppure il pontefice, è padrone;
3) che le famiglie religiose, i vescovi, i sacerdoti, i professori fedeli a Cristo e alla Chiesa non vengano più commissariati, perseguitati, destituiti senza accuse concrete e verificate, per il
solo motivo del loro attaccamento alla “fede di sempre”;
4) che la gerarchia ecclesiastica sia coraggiosa nel predicare il Vangelo e che additi come esempio ai fedeli i suoi santi, non coloro
che l’hanno divisa e lacerata (come il monaco Martin Lutero, nel passato), o chi combatte la Vita ogni giorno, sostenendo aborto, droga
libera, eutanasia… (come vari politici di diversi partiti, nel
presente);
5) che la priorità di chi guida la Chiesa sia annunciare la fede in Gesù Cristo Salvatore, lasciando a “Cesare ciò che è di Cesare”, ed evitando di improvvisarsi sociologi, politologi, climatologi, tuttologi;
6) che gli uomini di Chiesa non cessino di proclamare i “principi non negoziabili”, in particolare la difesa della vita e della famiglia, e non vengano a patti con la cultura di morte e l’ideologia gender;
7) che non si confondano più l’amore per il Creato con l’ecologismo pagano e panteista, né la “misericordia” di Dio con il relativismo
morale e l’indifferentismo religioso;
8) che si ascolti il grido che viene dalla Chiesa africana
(“L’Occidente non illuda i nostri giovani con falsi miti e false promesse!”) e dalle Chiese dell’Europa dell’Est, le quali ripetono, con Giovanni Paolo II, che “anche la patria è per ciascuno, in un modo
molto vero, una madre” e che la “difesa della propria identità” non ha nulla a che vedere con il nazionalismo o altre aberrazioni;
9) che i cattolici cinesi, come più volte denunciato dal cardinale Zen Ze-kiun, non siano sacrificati al regime dittatoriale comunista in
nome di accordi impossibili ed iniqui;
10) che i cristiani perseguitati nel mondo, che affrontano torture e morte in nome di Cristo, non debbano più sentir dire, da Roma, che Allah e Gesù Cristo sono il “medesimo Dio”.
Nel tardo pomeriggio del 5 ottobre, a partire dalle ore 18, si terrà presso la Sala Conferenze di Santo Spirito in Sassia, organizzato dai
membri del Comitato internazionale ‘Uniti con Gesù Eucaristia per le mani santissime di Maria’, che si battono per una rinascita della devozione eucaristica, una conferenza dal titolo “‘Ogni ginocchio si
pieghi’. La maestà e l’amore infinito della Santa Comunione”. La
conferenza presenterà una raccolta di circa 11 mila firme, raccolte attraverso una petizione internazionale, per chiedere: – che i fedeli
possano ancora trovare gli inginocchiatoi nelle varie chiese, così da potere pregare in ginocchio, se lo desiderano, per adorare nostro
Signore Gesù Cristo presente nei tabernacoli sotto le specie
eucaristiche; – che sia garantita la possibilità di fare la comunione sulla lingua e in ginocchio che, purtroppo, in diverse diocesi del
mondo viene osteggiata; che sia vietata la distribuzione della Santissima eucaristia ai laici.
Questa conferenza prevede i saluti del Cardinal BURKE e del vescovo SCHNEIDER, la benedizione all’iniziativa del Cardinal RANJITH e gli
interventi di riflessione del teologo polacco TADEUSZ GUZ, del giornalista italiano MARCO TOSATTI, del dott. JULIO LOREDO (della TFP
Italia), del dott. ETTORE GOTTI TEDESCHI, ex Presidente IOR, e le
conferenze vere e proprie a cura di monsignor NICOLA BUX sui motivi del no alla Comunione in mano e sull’importanza degli inginocchiatoi
nelle chiese, di don FEDERICO BORTOLI sui motivi del no alla
distribuzione della Comunione per i laici, dal saggista e ricercatore
tedesco MICHAEL HESEMANN, sui “Miracoli eucaristici oggi”.

 

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