38° giorno di Quaresima. Cristo non ha ancora pervaso le culture e conquistato tutti i cuori

La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di oggi.

 

Nella Liturgia di oggi, 23 Marzo 2018, Venerdì della V settimana di Quaresima, in questi ultimi giorni prima della Passione, la Chiesa ci spinge ad attaccarci, con una fede amorosa e piena, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo.

Scrive san Giovanni (Gv 10,31-42) nel Vangelo di oggi: «“Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi? […] Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre”».

Anche nel 2018 la vita nuova di Cristo non ha ancora pervaso le culture e conquistato tutti i cuori. Noi cristiani spesso ci mostriamo tiepidi testimoni del vangelo e la meta del regno appare ancora molto lontana. Molte ingiustizie e violenze rendono inquieta la famiglia umana e sembra che gli sforzi di pacificarla non diano frutti duraturi. Manca il coraggio di prendere le difese di chi è perseguitato, stimato un niente e messo a tacere con la violenza. A volte ci sembra che le prove della vita siano superiori alle nostre forze e perdiamo il contatto con Dio.

Ma Dio è il nostro scudo e la nostra salvezza. Nostro Signore Gesù Cristo ci ha liberati per sempre dal peccato e dalla morte, rendendoci confidenti e saldi nella prova. Adesso tocca a noi rendere testimonianza al mondo della sua bontà e della sua misericordia.

Il  santo vescovo Fulgenzio di Ruspe, nel capitolo 22 del suo trattato «Sulla fede: a Pietro», scrive

«credi dunque con fede saldissima e non dubitare affatto che lo stesso Unigenito Dio, Verbo fatto uomo, si è offerto per noi in sacrificio e vittima a Dio in odore di soavità; a lui, insieme al Padre e allo Spirito Santo, al tempo dell’Antico Testamento venivano sacrificati animali dai patriarchi, dai profeti e dai sacerdoti; e a lui, ora, cioè al tempo del Nuovo Testamento, con il Padre e lo Spirito Santo con i quali è un solo Dio, la santa Chiesa cattolica non cessa di offrire in ogni parte della terra il sacrificio del pane e del vino nella fede e nell’amore. Nelle antiche vittime materiali venivano significati e la carne di Cristo che egli, senza peccato, avrebbe offerto per i nostri peccati, e il suo sangue che avrebbe versato in remissione dei nostri peccati. In questo sacrificio poi c’è il ringraziamento e il memoriale della carne di Cristo, offerta per noi, e del sangue che lo stesso Dio sparse per noi. […] In quei sacrifici si rappresentava con figure ciò che sarebbe stato donato a noi. In questo sacrificio invece si mostra all’evidenza ciò che ci è stato già donato. In quei sacrifici veniva preannunziato il Figlio di Dio che doveva essere ucciso per gli empi, in questo lo si annunzia già ucciso per gli empi».

In questo 23 Marzo di Quaresima la Chiesa ricorda i beati Edmondo Sykes, Annunciata Cocchetti, Metodio Domenico Trcka, Pietro Higgins e i santi Turibio De Mogrovejo, Vittoriano, Domezio, Pelagia, Aquila, Eparchio e Teodosia, Ottone Frangipane, Fingar, Walter di S. Martino di Pontoise, Rebecca Ar-Rayyas Da Himláya (Rafqa Pietra Choboq), Giuseppe Oriol Boguna, Vittoriano, Frumenzio e compagni, Benedetto il campano, Pietro da Gubbio.

*Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

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