37° giorno di Quaresima. Siamo ostinati a guardare soltanto alla vita terrena

La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di oggi.

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Nella Liturgia di oggi, 22 Marzo 2018, giovedì della V settimana di Quaresima il Santo Vangelo (Gv 8,51-59) ci ricorda che Abramo, il nostro padre nella fede monoteistica, esultò nella speranza di vedere il giorno del Messia. Scrive san Giovanni: «Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno […] Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia […] In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».

Dio è fedele per sempre. Ha rinnovato le antiche promesse nel sangue di Cristo. Il Padre, per mezzo del Figlio, manda a noi peccatori il suo Spirito risanatore, perché prepari i nostri cuori a riconoscerLo ovunque e ad accoglierLo con amore, fino ad essere un giorno con Lui nella gloria.

Per non morire eternamente basta osservare l’insegnamento di Gesù, osservarlo per intero. Eppure quante volte per far bella figura ci scusiamo, davanti all’opinione pubblica e davanti a noi stessi, dicendo che rispettiamo quest’insegnamento, ma in parte! Facendo ciò, non conosciamo Dio, perché non consideriamo le sue esigenze.

Gesù ci ricorda oggi anche l’unità dei due Testamenti. Non considerarli entrambi è un grave errore teologico. Abramo ne possedeva invece la prospettiva globale, perché, grazie alla sua fede, guardava verso l’avvenire, verso il Messia. Gesù è il Messia promesso, atteso, colui che salverà Israele, ma gli Ebrei, purtroppo, ancora oggi non lo riconoscono come Figlio di Dio.

Per giungere alla vita eterna bisogna osservare per intero l’insegnamento di Gesù, e non guardare soltanto alla vita terrena. Come hanno fatto i beati (Francesco Luigi Chartier, Clemente Augusto Von Galen, Ugolino Zefirini, Antonio Rubino, Antonio Cocq, Mariano Gorecki e Bronislao Komorowski) e i santi (Lea, Nicola Owen, Basilio di Ancira, Benvenuto Scotivoli, Epafrodito di Filippi, Paolo di Narbona, Callinico e Basilissa, Ottaviano di Cartagine e Compagni) ricordati questo 22 Marzo di Quaresima.

*Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

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