35° giorno di Quaresima. Ci allontaniamo da Dio catturati da mille illusioni

La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di oggi.

***

Nella liturgia di oggi, 20 Marzo 2018, martedì della V settimana di Quaresima, la Chiesa ci ricorda che non possiamo seguire Nostro Signore Gesù Cristo se siamo nel peccato, cioè se rifiutiamo Dio e colui che egli ha mandato.

Scrive san Giovanni (Gv 8,21-30): «“Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire”. Dicevano allora i Giudei: “Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: ‘Dove vado io, voi non potete venire’?”. E diceva loro: “Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati”. Gli dissero allora: “Tu, chi sei?”. Gesù disse loro: “Proprio ciò che io vi dico. Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo”. Non capirono che egli parlava loro del Padre. Disse allora Gesù: “Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite”. A queste sue parole, molti credettero in lui».

Il Padre celeste non ci abbandona alle conseguenze del peccato, se torniamo a lui con tutta l’anima. Dio ci soccorre quando ci allontaniamo dal bene catturati da mille illusioni. Ma è necessario guardare a Cristo crocifisso, che ci ama da sempre e lo farà per sempre.

Oggi l’umanità intera è attaccata da serpenti che la mordono e la fanno sanguinare (cfr la prima lettura di oggi). Guerra, odio, droga, fame e tanto altro deturpano l’essere umano. Milioni di uomini sono travagliati da pesanti difficoltà. C’è solo una grande, immensa speranza: la croce di Cristo salvatore, che ha accettato per noi di scendere nell’abisso del dolore e della morte, e ora vive e regna con Dio Padre e lo Spirito Santo nella beata eternità.

Bisogna credere in Gesù, credere a Gesù il Messia. Così si impara a seguirlo nel mistero pasquale, nella passione, nella morte sulla croce e nella risurrezione.

Scrive san Leone Magno papa nel Discorso 8 sulla passione del Signore. «Il nostro intelletto, illuminato dallo Spirito di verità, deve accogliere con cuore libero e puro la gloria della Croce, che diffonde i suoi raggi sul cielo e sulla terra. […] O ammirabile potenza della Croce! O ineffabile gloria della passione, in cui troviamo riuniti insieme il tribunale del Signore, il giudizio del mondo e il potere del Crocifisso. Sì, o Signore, tu hai attirato a te tutte le cose, perché ciò che si svolgeva nell’unico tempio della Giudea, sotto il velo di arcane figure, fosse celebrato in ogni luogo e da ogni popolo con religiosità sincera e culto solenne e pubblico. Ora, infatti, più nobile è la gerarchia dei leviti, più augusta la dignità dei presbiteri e più santa l’unzione dei vescovi, perché la tua Croce, sorgente di tutte le benedizioni, è causa di tutte le grazie. Per essa viene elargita ai credenti la forza nella loro debolezza, la gloria nell’umiliazione, nella morte la vita. Ora inoltre, cessata la varietà dei sacrifici materiali, l’offerta unica del tuo corpo e del tuo sangue sostituisce pienamente tutte le specie di vittime […] Così compi in te tutti i misteri, e come unico è il sacrificio, che succede alla moltitudine delle vittime, così unico è anche il regno formato dall’insieme di tutti i popoli. […] La misericordia di Dio verso di noi è davvero meravigliosa proprio perché Cristo non è morto solo per i giusti e i santi, ma anche per i cattivi e per gli empi. E, poiché la sua natura divina non poteva essere soggetta al pungolo della morte, egli, nascendo da noi, ha assunto quanto potesse poi offrire per noi. […] Morendo, infatti, subì le leggi della tomba, ma, risorgendo, le infranse e troncò la legge perpetua della morte, tanto da renderla da eterna, temporanea».

Oggi, 20 Marzo di Quaresima, la Chiesa ricorda i beati Ambrogio Sansedoni, Battista Spagnoli, Giovanna Veron, Ippolito Galantini, Francisco Palau, e i santi Giovanni Nepomuceno, Vulfranno, Niceta di Apolloniade, Alessandra di Amiso e compagne martiri, i martiri di San Saba, Martino di Braga, Josef Bilczewski, Arcil II, re di Georgia, Archippo di Colossi, discepolo di San Paolo, Cutberto di Lindisfarne, Leonzio di Saintes, Vilfino di Die, Maria Giuseppina del Cuore di Gesù (Sancho de Guerra), Claudia e compagne martiri, Paolo, Cirillo, Eugenio e compagni martiri, Urbicio di Metz.

*Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *