28° giorno di Quaresima. Leggi e tradizioni umane non si possono opporre ai disegni di Dio

La Fede Quotidiana ospita il breve commento del giovane teologo Matteo Orlando* alle liturgie (Liturgia delle Ore e Liturgia della Parola) di oggi.

 

Nella Liturgia di oggi, 13 Marzo 2018, martedì della IV settimana di Quaresima, la Chiesa ci ricorda che Gesù Cristo è la nostra speranza. Egli risana le nostre ferite e, nella sua compassione, esprime il tenero amore del Padre. Scrive san Giovanni (Gv 5,1-16): «[…] Gesù gli disse: “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”. E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: “È sabato e non ti è lecito portare la tua barella”. Ma egli rispose loro: “Colui che mi ha guarito mi ha detto: ‘Prendi la tua barella e cammina’”. Gli domandarono allora: “Chi è l’uomo che ti ha detto: ‘Prendi e cammina’?”». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: “Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”. Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato».

Gesù Cristo Nostro Salvatore ci perdona i peccati e viene incontro al nostro desiderio di vita nuova. Egli è accanto ad ogni uomo che soffre. Le leggi e le tradizioni umane non si possono opporre ai disegni di Dio che superano spesso le nostre visuali e i nostri programmi.

Oggi Gesù ci dà anche un monito come ha fatto con il paralitico: dobbiamo avere paura di ricadere ancora nella schiavitù del peccato, affinché la nostra paralisi spirituale di cristiani non sia più grave della paralisi del paganesimo di cui Cristo ci ha liberati. Il tempo di Quaresima è il tempo dell’esame di coscienza. I nostri paesi, il mondo cristiano e post-cristiano non sono forse caduti di nuovo nel paganesimo, nell’idolatria del denaro, del successo e del potere? Non siamo forse di nuovo paralizzati tanto da non saper più vincere il male sociale, politico, familiare e personale? Le strutture del male sociale non costituiscono forse il letto della nostra malattia? O lo costituiscono le opinioni e i costumi del nostro ambiente? Gesù chiama ognuno di noi a convertirsi. Ci offre la riconciliazione con il Padre e la guarigione.

Nel «Discorso 10 sulla Quaresima, 3-5» il santo papa Leone Magno ci ricorda che se «Dio è amore, la carità non deve avere confini, perché la divinità non può essere rinchiusa entro alcun limite. Carissimi, è vero che per esercitare il bene della carità ogni tempo è appropriato. Questi giorni tuttavia lo sono in modo speciale. Quanti desiderano arrivare alla Pasqua del Signore con la santità dell’anima e del corpo si sforzino al massimo di acquistare quella virtù nella quale sono incluse tutte le altre in sommo grado, e dalla quale è coperta la moltitudine dei peccati. Mentre stiamo per celebrare il mistero più alto di tutti, il mistero del sangue di Gesù Cristo che ha cancellato le nostre iniquità, facciamolo con i sacrifici della misericordia. Ciò che la bontà divina ha elargito a noi, diamolo anche noi a coloro che ci hanno offeso. La nostra generosità sia più larga verso i poveri e i sofferenti perché siano rese grazie a Dio dalle voci di molti. Il nutrimento di chi ha bisogno sia sostenuto dai nostri digiuni. Al Signore infatti nessun’altra devozione dei fedeli piace più di quella rivolta ai suoi poveri, e dove trova una misericordia premurosa là riconosce il segno della sua bontà. Non si abbia timore, in queste donazioni di diminuire i propri beni, perché la benevolenza stessa è già un gran bene, né può mancare lo spazio alla generosità, dove Cristo sfama ed è sfamato. In tutte queste opere interviene quella mano, che spezzando il pane lo fa crescere e distribuendolo agli altri lo moltiplica. Colui che fa l’elemosina la faccia con gioia. Sia certo che avrà il massimo guadagno, quando avrà tenuto per sé il minimo».

Come hanno fatto i beati (Berengario de Alenys, Francesca Trehet, Pietro II, Agnello da Pisa) e i santi (Leandro di Siviglia, Ansovino di Camerino, Sabino, Giuditta di Ringelheim, Graziano e Felino, Carpoforo e Fedele, Macedonio, Patrizia, Modesta ed Eufrasia di Nicomedia, Cristina, Pienzio di Poitiers, Eldrado di Novalesa, Rodrigo e Salomone di Cordova) che ricordiamo questo 13 Marzo di Quaresima.

*Matteo Orlando, laurea in Giurisprudenza e Licenza in Teologia Spirituale, è giornalista pubblicista e autore dei volumi Faithbook: La fede cattolica nel tempo dei conigli e Sotto attacco: La scure di revisionisti e censori sui beati e i santi.

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